Anoressia

Il termine anoressia deriva dal greco anorexía, ossia “senza appetito“, termine che indica la mancanza di appetito. L’uso del termine nei disturbi alimentari non coincide però con tale significato comune.
Infatti nell’anoressia nervosa non manca l’appetito, ma piuttosto si assiste ad una incessante battaglia nei confronti del cibo e contro la fame per perdere peso, poiché l’autostima del soggetto sembra dipendere esclusivamente dalla magrezza. E’ questo uno dei grandi equivoci in cui l’anoressia ci induce: il soggetto anoressico stesso crede, si illude che il raggiungimento di una magrezza estrema coinciderà con la risoluzione del proprio malessere. E’ in realtà uno “specchietto per le allodole”, un fraintendimento; infatti, spesso e volentieri, il traguardo viene spostato sempre più, a testimonianza del fatto che non coinciderà mai con l’acquisizione del benessere sperato e la battaglia ingaggiata con il cibo arriverà e coinvolgere la loro intera esistenza.
Il pensiero di chi soffre di anoressia è dominato dalla preoccupazione continua di quello che può o non può mangiare, dal calcolo delle calorie assunte che devono poi essere bruciate; ci sono rituali ossessivi di preparazione e assunzione del cibo. Spesso l’organizzazione della vita quotidiana ruota intorno ai momenti del pasto e alle abitudini alimentari, vincolando pesantemente la conduzione della propria vita e di quella dei familiari. il cibo assorbe interamente il pensiero, fino a tormentare i sogni, condiziona ogni attività, ogni scelta, ogni progettualità.
L’anoressia inizia di solito con una dieta e/o con alcune restrizioni alimentari, nel tentativo di migliorare la propria immagine e di farla aderire al modello imposto dalla società, ma il modello culturale e sociale tipico del nostro tempo e l’industria della moda non sono le “ragioni”, la “causa” dell’anoressia; forniscono, piuttosto, un terreno fertile alla diffusione di un’immagine standardizzata e uniforme della donna, quasi la bellezza femminile si potesse esaurire in una divisa da indossare, uguale per tutte.
Il sintomo anoressico si articola nella direzione della ricerca di un supposto ideale di magrezza, che proprio perché “ideale” non potrà condurre ad altro che all’impossibilità del suo raggiungimento. La conseguenza potrà essere un dimagrimento importante, sino ad arrivare, in alcuni casi, a un deperimento fisico molto grave senza che l’intensa paura di ingrassare venga meno. Bisogna però sottolineare che il danneggiamento del corpo, l’alterazione dei suoi normali equilibri e della sua regolare funzionalità sono il prodotto e non la causa del rifiuto del cibo. E’ proprio perché il rifiuto del cibo maschera un rifiuto ben più profondo e radicato che la cura dell’anoressia non può limitarsi alla rieducazione ad una corretta alimentazione.
Dal punto di vista psicoanalitico la dinamica psichica dell’anoressia, che si manifesta attraverso modalità e comportamenti ricorrenti e ripetitivi, è il risultato di un processo inconscio, che rimanda alla dimensione soggettiva e quindi unica del singolo individuo. I conflitti inconsci irrisolti, che costituiscono il disagio personale, si esprimono nella posizione del “rifiuto”, rifiuto in prima battuta del cibo, ma anche delle relazioni e della sessualità, dimagrendo sino a ridurre ad uno scheletro il proprio corpo e sino ad interrompere il ciclo ormonale.

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