Attacchi di panico

Tachicardia, terrore, sudorazione, formicolii, vertigini, tremori corporei, respiro affannoso, sensazione di stare per impazzire, di morte imminente, paura di perdere completamente il controllo: sono le manifestazioni a livello fisico ed i vissuti associati che caratterizzano gli attacchi di panico.
Gli attacchi di panico si presentano in modo improvviso, imprevedibile ed apparentemente “insensato” come “un fulmine a ciel sereno”, lasciando come conseguenza un senso di prostrazione e di intensa paura che tale esperienza possa ripetersi in qualsiasi momento. Per questo, spesso, le persone che ne soffrono tendono ad isolarsi, evitando preventivamente ogni novità, situazioni ed attività di vita quotidiana, nel tentativo di ridurre le occasioni, nel loro vissuto, potenzialmente pericolose. Il terrore che si possa ripresentare quella terribile angoscia conduce addirittura ad evitare di pensare, ripensare all’estperienza del panico sperimentato, come se anche questa operazione potesse provocarlo.
Inoltre l’angosciosa sensazione di non comprendere le cause ed i fattori scatenanti dell’attacco di panico genera ansia, che nel tempo diventa ansia anticipatoria, anche solo della possibilità che si verifichi una nuova crisi. in questo modo si stabilisce una sorta di circolo vizioso: “paura della paura stessa”.
La prospettiva psicoanalitica legge l’attacco di panico come un sintomo e quindi come il segnale di un malessere profondo, di un disagio psicologico, che si manifesta attraverso il corpo, ma non per questo è una “malattia del corpo”. In quest’ottica il modo per affrontare l’attacco di panico non è quello di considerarlo un deficit da riparare, ma come una comunicazione, solo all’apparenza incomprensibile, da ascoltare e decifrare.

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